2003 - Fabio Picchi

Il nome di Fabio Picchi è indissolubilmente legato a quello del “Cibreo” (nome preso da un antico piatto a base di rigaglie di pollo), ristorante di culto da lui fondato nel 1979 in pieno centro a Firenze.

Nato il 22 giugno 1954 a Firenze, padre di 4 figli, Fabio Picchi abbandona presto gli studi universitari di Scienze Politiche per dedicasi interamente alla passione principale della sua vita: la cucina.

A soli 24 anni – Picchi apre il Cibreo che all’epoca comprendeva un ristorante con annessa una piccola tratteria. Nel corso degli anni l’attività viene ampliata con l’apertura di un caffè, un negozio di alimentari e, recentemente, un grande spazio eno-gastronomico-culturale dal nome “Teatro del Sale – Cibreo città aperta”, che comprende un teatro, uno spazio convegnistico ed una cucina modello anni ’50. L’arte gastronomica di Picchi si è estesa anche all’estero, con l’apertura in franchising, a Tokyo, di due ristoranti e un caffè con il marchio Cibreo.

La cucina del Cibreo rappresenta una vera e propria filosofia culinaria, con caratteristiche ben precise che fanno di Fabio Picchi uno dei cuochi più apprezzati e rinomati in Italia e all’estero: la scelta di prodotti di grandissima qualità, freschi e di stagione, scovati magari nel campo di un contadino o sui banchi del mercato all’aperto di Firenze; l’offerta di piatti semplici della tradizione toscana, ma rivisti e corretti dalla sensibilità e maestria di un gourmet raffinato come Picchi; la riscoperta di prodotti tipici ormai in via di estinzione, con l’esaltazione di sapori in parte dimenticati.

Tra i tanti incarichi di responsabilità che ricopre nel settore gastronomico e culturale, Fabio Picchi è presidente della sessione cine-gastronomica del Festival del cinema europeo, è autore del format radiofonico “Opinioni di un cuoco”, è presidente cittadino della Confesercenti, il più grande sindacato di commercianti di Firenze, è socio fondatore dell’associazione Toscana Europa, rappresentata presso il Parlamento Europeo.

Il New York Times scrive: Fabio Picchi parla come un poeta e cucina come un mago.
A Fabio Picchi viene assegnato il Premio Artusi 2003 per aver saputo creare una vera e propria filosofia gastronomica rimanendo fedele ad alcuni principi all’apparenza semplicissimi, ma assai difficili da rispettare: amore per l’essenzialità dei piatti della tradizione, la riscoperta di prodotti tipici ormai in via d’estinzione; l’esaltazione di sapori in parte dimenticati; la scelta di prodotti di grandissima qualità. Norme che sembrano uscite dalla penna di Pellegrino Artusi e che hanno ispirato una cucina personalissima, in cui i piatti della tradizione vengono sapientemente rivisitati dalla sensibilità e maestria di Picchi, che si conferma una grande firma della cucina italiana.