Paninari? Chi mai erano?

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Assaggi di Storia

Il termine è attestato dal Corriere della sera nel 1976 e designa dei giovani milanesi che hanno fatto del panino un culto, e lo mangiano insieme e parlano un loro linguaggio. Vengono da famiglie per bene, vestono Armani e Moncler, si ritrovano in piazzetta Liberty, al Panino, poi anche al Panino Giusto in via Garibaldi. Enzo Braschi in televisione, in Drive in, recita il loro ruolo “Sono il paninaro! E quando cucchi una sfitinzia me lo dici dove la porti?".

Sfitinzia era una ragazza carina che segue la loro moda, quanto a cuccare è conquistare, rimorchiare.

Non solo pane ma un gergo che li identifica, una vita vissuta e una rivista prodotta in via della Spiga. McDonald’s non è ancora arrivato in Italia ma Burghy ha aperto un locale nel 1982 in piazza San Babila a Milano quando ormai i paninari si sono diffusi in molte città italiane, e i Pet Shop Boys hanno dedicato loro una canzone. Renzo Ambrogio e Giovanni Casalegno hanno studiato la loro parlata, in un dizionario storico dei linguaggi giovanili, da leggere per divertirsi, pubblicato da UTET nel 2004, dal titolo enigmatico Scrostati gaggio! traducibile in Va via!, tonto o tosto, secondi i casi…

Come mai Casa Artusi evoca i paninari? ne La scienza in cucina trovo il Sandwich (ricetta n.114), parola esclusa nel predetto dizionario, perché i paninari celebrano la rinascita del loro panino, offerto non più da ambulanti e mercati, contrassegno di povertà, ma da bar del centro di Milano, in cui si ritrovano, vestiti con eleganza e mangiando in compagnia, un gesto di sfida nei confronti delle loro stesse famiglie che li volevano a tavola, educati, composti e zitti. Sono loro, degli adolescenti, a dar valore ai primi ricettari che appaiono in Italia, 201 panini d’autore di Cremoni e Mojetta (Mazzotta, 1972) e I panini di Elena Spagnol (Rizzoli, 1976). L’Artusi, semprevivo nella sua Casa Artusi, avrebbe salutato con gioia un panino italiano destinato ad eclissare il sandwich inglese, non una povera cosa ma il simbolo di una nuova alimentazione che, a Milano, ha oggi un’Accademia la quale lo promuove e lo tutela!

Alberto Capatti, Direttore scientifico Casa Artusi