Il valore del cibo e l'esperienza della Comunità di Sant'Egidio

“Per lo straordinario e continuo impegno nella costruzione di ponti di pace e dialogo nel Mondo, e per aver posto in particolare il cibo al centro della dignità e dell’identità dei poveri e dei migranti promuovendo la distribuzione dei pasti in strada, le mense comunitarie, i centri di accoglienza, il pranzo di Natale come occasioni di cura, relazione, fratellanza”. Così recita la motivazione del Premio Artusi 2021 alla Comunità di Sant’Egidio.

È un segnale davvero molto importate in un mondo, non solo quello lontano da noi, che gli effetti della pandemia ha ulteriormente impoverito, anche dal punto di vista alimentare. Sì, perché il divario alimentare fra chi ha accesso al cibo e chi no è aumentato ulteriormente. Negli ultimi due anni si è registrato un drammatico aumento della povertà alimentare – numero di persone assistite con pacchi o buoni o altre forme di aiuto diretto e indiretto – che ha quasi raddoppiato i numeri del periodo pre-Covid: l’Istat stimava nel 2018 4,6 milioni di individui in povertà assoluta in Italia, e 8,8 milioni in povertà relativa.

Peraltro, un censimento reale dei poveri alimentari è molto difficile da fare perché una buona parte dei “nuovi poveri” sfugge alle misure di aiuto in quanto lavoratori in nero. Inoltre, alla “categoria” legata alla povertà alimentare va aggiunta quella parte della popolazione in povertà relativa e assoluta, che nel 2019 riguardava rispettivamente 9 e 5 milioni di persone.

Al di là dei numeri, comunque rilevanti e probabilmente in crescita nei prossimi mesi, e delle definizioni di povertà (relativa, assoluta, alimentare), nel nostro Paese va registrata la generalizzata povertà educativa che limita la comprensione del valore del cibo, dell’effetto che fa mangiare sulla propria salute, sull’ambiente, sull’economia.

Non a caso i “poveri” cercano il costo della “caloria” sempre più basso, il cibo sempre più spazzatura (e talvolta lo cercano proprio dentro i bidoni). Una spirale negativa che ha un impatto devastante: sulla salute personale, sull’ambiente naturale e sul sistema economico: aumentano i costi che paga direttamente ed indirettamente tutta la società per curare le malattie e l’ambiente a causa di un’errata alimentazione, sia questa una malnutrizione per eccesso che per difetto.

Ecco perché il cibo e il suo valore devono essere messi al centro della nostra visione/azione post-emergenza: come sta facendo concretamente ogni giorno da oltre mezzo secolo la Comunità di Sant’Egidio.

Andrea Segrè, Università di Bologna - Premio Artusi 2012, Comitato scientifico Casa Artusi