
[...] Il libro di Martina Fabretti rientra in un piano di studi ampio, rivolto all’attualità con l’acquisizione di testimonianze di casalinghe, e al passato recente e remoto, con lo studio delle pratiche e dei modelli, e soprattutto del lavoro nella sua dimensione manuale e meccanica. L’esistenza di ricettari specifici, sempre più numerosi e invadenti, in Italia, dagli anni ’60 ad oggi, ha prodotto una ben modesta consapevolezza nel gestire nutrizione e qualità, ed ha moltiplicato i sentimenti di frustrazione, compensati da iterate e inutili azioni d’acquisto.
Per questo motivo lo studio dei documenti, che stanno sotto gli occhi o sono nascosti in pile di carta, è tanto importante: nessuno di essi, espresso con l’inchiostro o con la fotografia, è estraneo allo studio delle sfoglie, dei sughi e delle ciambelle, e al loro avvenire che è, paradossalmente, nelle mani di voi lettori. Sarà, quella che inizia qui, una prospezione a tutto campo, calamitata per un verso dalla personalità del fondatore di CasArtusi, il signor Pellegrino, e per l’altro da una terra forlimpopolese che, nella cultura alimentare, sembra aver trovato una ragion d’essere d’alto profilo.
La continuità è forse, nell’ambito della tavola, una chimera, smentita da infinite prove, ma può divenire un progetto concreto per integrare al presente la sua storia, ravvivando l’esistenza di un passato frammentario senza il quale ogni attività domestica è, nei fatti, sterile. Se la citata nonna non è forse mai esistita come ce lo farebbe credere un esame dei ricettari titolati a suo nome nell’ultimo ventennio, la sua funzione di cuoca non l’abbiamo, come si è visto, inventata oggi, e questo ci può aiutare a costruire un presente e un passato meno fiabeschi.
Presentazione - Alberto Capatti